Il presente brano è tratto (col permesso del curatore Nicolazzini) dall'introduzione all'antologia del Cyberpunk, Ed.Nord 1994 di Larry McCaffery pp.IV-X
 

Il deserto del reale: Breve storia dell'universo postmoderno

In varia misura, tutti i critici appena citati associano strettamente l'evoluzione della cultura postmoderna agli sviluppi della tecnologia. E' fondamentale esplorare questo legame, perché sono convinto che sia possibile comprendere la miriade di caratteristiche e di tendenze associate al termine sfuggente di "postmoderno " solo esaminando la singolarità  della nostra condizione contemporanea.  E sembra innegabile che questa condizione derivi la sua specificità  soprattutto dal mutamento tecnologico. Quasi inevitabilmente, gli artisti che sono stati maggiormente a contatto con questi cambiamenti, a livello intuitivo oltre che intellettuale, hanno scelto temi e modalità  estetiche in precedenza associate con la fantascienza.  Alcuni di loro erano già  autori di genere che operavano all'interno del mondo editoriale relativamente circoscritto della fantascienza, altri vi sono giunti dall'esterno: dallo sperimentalismo postmoderno del "mainstream ", fra cui non vi è  solo narrativa, ma anche poesia, teatro, musica rock, televisione e video, arti figurative e di rappresentazione, e altre forme ancora.  Quindi   necessario sottolineare, discutere e incoraggiare l'interazione tra il genere della fantascienza e l'avanguardia letteraria, due gruppi storicamente segregati (almeno negli Stati Uniti) e che, per tale ragione, non si sono influenzati direttamente a vicenda.E' legittimo attendersi che fra i critici impegnati a spiegare i tratti essenziali della cultura postmoderna vi siano considerevoli differenze nella prospettiva e nella portata dell'indagine, così  come nella scelta degli aspetti da puntualizzare.  Ma un filo comune che attraversa gran parte di queste investigazioni - in realtà  un esercizio integrato di economia, filosofia, scienze politiche, semiologia e antropologia culturale più  che di critica letteraria -   l'opinione che questi ultimi decenni abbiano visto l'evoluzione di una nuova rete di sistemi politici ed economici, un movimento globale che si allontana dai centri locali o nazionali del controllo economico e politico (e di ogni forma di gestione del potere) verso altri di portata multinazionale. Lo spostamento e' intimamente connesso con l'avvento di quella che Ernest Mandel (nell'influente studio Late Capitalism) ha definito la "terza fase" dell'espansione capitalistica, cioè quella del capitalismo post-industriale, che segue quella del capitalismo di mercato e del monopolio (o imperialismo).Questa nuova fase, che emerge negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, ha creato il mondo postmoderno in cui viviamo attraverso l'espansione delle operazioni del capitalismo, eliminando tutti quegli aspetti dei sistemi pre-capitalisti che in precedenza venivano tollerati e sfruttati; insomma, come riassume Frederic Jameson, "si è creata una nuova strategia senza precedenti storici, di penetrazione e colonizzazione della Natura e dell'Inconscio" 3
Questa nuova espansione, resa possibile proprio dalla crescita esponenziale della tecnologia, ha profondamente modificato non solo il tessuto quotidiano della (e) realtà in cui viviamo, ma la visione che abbiamo del mondo e di noi stessi. I nuovi sistemi economici e politici dipendono strettamente dai rapidi progressi tecnologici che permettono di competere con successo per le risorse globali e di promuovere la loro ulteriore espansione.  A causa della serrata competizione fra le le multinazionali, e dal momento che le migliori opportunit  di successo in questo campo dipendono dalla capacit  di raccogliere informazioni per elaborare strategie di marketing sempre pi  sofisticate (comprese quelle di carattere politico, sociale, economico, assicurativo, ecc.), lo sviluppo di tecniche avanzate di raccolta e di elaborazione dei dati diventa una priorit  chiave nella ricerca e nella produzione tecnologica, al punto che si può  tranquillamente affermare che la più  importante "risorsa globale "   diventata l'informazione stessa, soppiantando il petrolio, i prodotti agricoli, o ci  che solitamente veniva associato con i sistemi di mercato capitalistici.
Questi progressi tecnologici hanno introdotto un'ampia gamma di nuovi prodotti "high-tech" nella societ  postmoderna, anche in campo militare, come ad esempio sofisticati armamenti di attacco e di difesa perproteggere le risorse e i Mercati delle multinazionali,- oppure, in campo medico, attrezzature e forniture sempre più  complesse (e costose), fra cui una gamma totalmente nuova di meccanismi protesici,- infine, tutta una serie di prodotti di consumo, dalle automobili alla motosega portatile, ai telefoni cellulari, agli smaltitori di rifiuti, ai forni a microonde, e così  via.
Ma   ancor più  significativa la rapida proliferazione, oltre che di questi "prodotti tangibili", di una massa di "prodotti" derivati dalla tecnologia che si possono definire riproduzioni o astrazioni, in altre parole, immagini, pubblicità , informazioni, ricordi, stili, esperienze simulate, e repliche di esperienze originali.  Particolarmente rilevante   stata l'espansione prodigiosa negli ultimi decenni di tre settori industriali: pubblicità , informazione, e quella più  nota come "industria dei media (o culturale) ". Come ha osservato Greil Marcus, a loro modo tutti e tre questi settori industriali "hanno preso d'assalto uomini e donne, appropriandosi delle loro emozioni e delle loro esperienze soggettive, trasformando quelli che un tempo erano fenomeni evanescenti in beni di consumo replicabili, mettendoli sul mercato, fissando i prezzi, e rivendendoli proprio a coloro che avevano provato quelle stesse emozioni e vissuto quelle stesse esperienze, in altri termini, a quelle persone che ora, prigioniere dello spettacolo, possono ritrovarle solo come prodotti in commercio". 4
Creati per i consumatori grazie all''esistenza di altri prodotti (proiettori televisivi e cinematografici, VCR, CD, computer, instacam, macchine fotografiche, fotocopiatrici e fax), queste merci possono essere riprodotte (e quindi consumate) più  facilmente rispetto ad altri vecchi e ingombranti prodotti (automobili, scarpe, ecc.); esse hanno progressivamente invaso la nostra vita quotidiana con le loro "realt  virtuali", iniziando l'opera di infiltrazione e colonizzazione della nostra immaginazione e dei nostri desideri, persino del nostro inconscio, in misura tale che solo ora riusciamo davvero a coglierne tutte le implicazioni.
Com'è  ovvio, tali sviluppi hanno enormemente favorito nel complesso il sistema delle multinazionali, dilatando a dismisura il regno in cui infuria la "dance of biz" (Gibson), che pu  infiltrarsi indisturbata nei desideri della nostra anima.  Associata al fallimento del comunismo, incapace di indicare un'alternativa praticabile, l'espansione del capitalismo nella sua terza fase ha consolidato le posizioni del sistema economico multinazionale.- infatti, non c'è angolo del globo che sia immune, ad esempio, dall'irresistibile colonizzazione della cultura popolare americana.  Persino in Cina, dove pure questi sviluppi hanno incontrato una massiccia resistenza politica e culturale, la musica rock   in rapida diffusione, 'Topolino e Paperino sono icone nazionali, mentre Rambo e i Marlboro Men eccitano la fantasia del pubblico.  Anche prima dei sorprendenti rivolgimenti politici accaduti in Cina e nell'Europa orientale nel 1989 (sicuramente un anno decisivo nella storia di questo secolo), non sembrava cos  lontano il giorno in cui il mondo intero sarebbe diventato un solo immenso mercato per il "sistema della libera impresa ". Ma, osserva Greil Marcus, il successo di questo particolare sistema di "libertà " ha creato paradossalmente nuove forme di controllo sociale: "Questo era il mondo moderno; nella misura in cui il vero campo della libertà  si è  allargato, così   accaduto per l'epistemologia, l'estetica, la politica e la vita sociale" 5.
Sebbene a livello globale le conseguenze siano piuttosto evidenti, i maggiori effetti si sono registrati inevitabilmente in quei paesi dove il progresso tecnologico, insieme alle pressioni sociali ed economiche, sono più  incalzanti, vale a dire gli Stati Uniti e il Giappone, ma anche l'Europa Occidentale.  L'introduzione nella routine quotidiana di prodotti high-tech offre ai cittadini una serie di possibilit  stimolanti, ma in egual misura solleva profondi dilemmi psicologici, morali ed epistemologici.  Molti di essi si possono riformulare negli antichi e venerabili termini cari a Platone e al misticismo orientale: Che cosa   reale e che cosa illusione?  Che cosa significa essere "vivi" o "morti"?  Essere "coscienti", essere "immortali"?  Ma in molti casi,- termini che in passato erano astrazioni puramente speculative ("immortalità  ", "illusione "), la cui "esistenza " era un problema a livello semiotico e di definizione, si sono improvvisamente letteralizzati.  Per esempio, nel corso della storia si   sempre dibattuto sulla natura della "vita " e della "morte ", speculando su come sia possibile raggiungere I"'immortalit  ". Nonostante le ampie implicazioni emotive e psicologiche, si trattava comunque di dissertazioni di scarsa rilevanza pratica, finché non abbiamo cominciato a sviluppare tecnologie in grado di mantenere in "vita " indefinitamente delle persone con gravi lesioni al cervello (o altre di natura fisica), o di sostituire parti del corpo grazie al trapianto degli organi, o di creare computer e sistemi robotizzati in grado di "parlare" e, inoltre, di simulare i tratti di un essere umano "cosciente".
 Sistemi e prodotti tecnologici di questo tipo, con i quali   possibile interfacciarsi (fisicamente o idealmente), oppure in grado'di ricreare esperienze e "interpretare" desideri, illusioni, e ricordi, hanno creato nuove, vaste "zone" di esperienza sensoriale con proprie coordinate spaziali e temporali, con proprie dimensioni personali e metafisiche.  Questi nuovi campi dell'esperienza - teorizzati nella "societ  dello spettacolo" di Guy Debord, dalla 'Processione dei simulacri " di Batidrillard e dall "iperrealt " di Cook e Kroker, e che trovano la metafora forse più  efficace nel "ciberspazio" di Gibson - si sono integrati cos  bene nel tessuto quotidiano
della nostra vita che spesso ci appaiono più "reali" di altri aspetti presumibilmente più  "sostanziali " e naturali ". In effetti, queste realtà  riprodotte e simulate, la cui forma oggettiva serve da travestimento per il loro contenuto soggettivo, hanno già  cominciato sottilmente a spiazzare nel vero senso del termine il "reale", rendendolo superfluo.  Già  negli anni '50, Guy Debord teorizzava questa obsolescenza del reale, descrivendo la vita contemporanea come ormai assimilata alla "societ  dello spettacolo", dove "tutto ciò  che viene vissuto direttamente   è già  diventato una sua rappresentazione". 6.
 Analogamente, Jean Baudrillard, prendendo a prestito un'immagine di Borges, ha sintetizzato questo processo nell'immagine della mappa che sostituisce il territorio: in tal modo il dominio del postmoderno diventa "il deserto del reale";.  In altre parole,   il deserto del postmoderno popolato da individui che, in effetti, consumano se stessi sotto forma di immagini e astrazioni, attraverso le quali vengono replicati desideri, senso d'identit  e ricordi personali, per essere poi rivenduti come prodotti ai medesimi soggetti.
Le implicazioni psicologiche e metafisiche di questi sviluppi sono esplorate da una ricca produzione narrativa, che in gran parte coglie alcune realt  gi  esistetti e ne sviluppa (spesso senza un grande sforzo proiettivo) le più  estreme possibilità .  Si può  trovare un simile approccio estrapolativo in molti tra film più  noti di recente produzione (Robocop [1987], The Terminal Man [1974], Videodrome [1983], Total Recall [1990]), nella musica (Daydream Nation [1988] dei Sonic Youth, o nelle performances e negli album di Laurie Anderson) e nelle "sculture industriali meccanizzate" create da Mark Pauline e dal Survival Research Lab.  Ma anche ricorrendo a esempi pi  comuni e familiari non   difficile individuare i modi straordinari in cui la tecnologia sta trasformando la nostra percezione del rapporto con il tempo, la memoria, l'identit , e la "realtà ". Basta considerare l'effetto che la fotografia ha avuto sul nostro rapporto con la memoria, un tema ampiamente esplorato da Dick in Do Androids Dream of Electrie Sheep? (1968) e nel film che Ridley Scott ha tratto dal romanzo, Blade Runner (1982), nonché da White Noise (1985) di Don DeLillo.  Fondamentalmente, i ricordi che abbiamo di molti episodi chiave del nostro passato non sono ricordi di "effettivi" eventi accaduti, bens  di fotografie o riprese filmate che li hanno riprodotti.  In un certo senso, si usa sempre più spesso 1 "esperienza reale" - un'escursione nel Grand Canyon, il matrimonio della propria figlia - essenzialmente come "pretesto " per un'esperienza successiva più  "concreta ", cio  quella di "rivivere" quelle esperienze attraverso la riproduzione di suoni e immagini che evocano il passato, che appaiono inoltre più  "concrete" proprio perché possono essere riprodotte all'infinito.
Chiaramente, questi sviluppi nella tecnologia e nella riflessione critica e teorica implicano un radicale ripensamento di molti dei paradigmi e delle metafore pi  elementari impiegate dalla civilt  occidentale dal tempo dell'antica Grecia.  Come   stato notato in precedenza, si tratta di concetti fondamentali quanto la natura della "coscienza " e del "desiderio ", o delle più  elementari categorie oppositive che ci permettono di capire
noi stessi e la nostra relazione con l'universo: maschio/femmina, organico/inorganico, artificiale/naturale, realtà/illusione, originalità/duplicazione, vita/morte, umano/inumano.  La crisi o l'annullamento di questi concetti e distinzioni, come del resto la nascita di nuove metafore e di nuove categorie di percezione,   un tema esplorato con insistenza (spesso con esiti sorprendenti e provocatori) da ina folta schiera di critici e di narratori.  In un certo senso   come se tutti ripetessero la stessa domanda: Che cosa significa essere umani nel mondo attuale?  Che cosa   rimasto immutato e che cosa invece   cambiato?  In che modo esattamente la tecnologia ha dato nuove risposte a queste domande? E che cosa ci suggerisce a proposito del futuro nel quale viviamo?
Si tratta di quesiti importanti a cui non   possibile dare risposte semplici, che anzi   difficile (se non impossibile) formulare all'interno delle convenzioni del cosiddetto "realismo tradizionale".  La natura e-le cause di questa difficoltà sono varie e complesse.  D'altronde, per affrontare gli aspetti scientifici, economici e metafisici che innescano queste massicce trasformazioni,   spesso necessario avere un bagaglio di conoscenze specialistiche e un eclettismo intellettuale che gran parte degli artisti non sono in grado di improvvisare.  Quando la rete ferroviaria, le acciaierie, e le catene di montaggio cominciarono a mutare radicalmente il paesaggio e la mentalit  dell'America nel secolo scorso, per il cittadino medio era ancora possibile rendersi conto dei principi e dei meccanismi alla base di quei cambiamenti.  Al giorno d'oggi,   impossibile ipotizzare un'analoga consapevolezza di fronte agli sviluppi nella tecnologia dei computer, e in campi come l'astronomia, la biologia e la chimica.  Per rendersene conto,   sufficiente un rapido elenco di alcune istanze politiche, filosofiche, morali e culturali esplorate dalla fantascienza postmoderna e dal Cyberpunk: le vaste e ramificate implicazioni delle pi  recenti scoperte nella cibernetica e nell'ingegneria genetica, nel trapianto degli organi, nella realt  virtuale, e nelle ricerche sull'intelligenza artificiale, i progressi altrettanto significativi nel campo informatica e, in particolare, i vari modi in cui i recenti sviluppi su dati computerizzati, micromemorizzazione e banche dati vengono controllati e gestiti dalle multinazionali (in breve, la crescente monopolizzazione dell'informazione da parte delle imprese private per acquisire maggior potere e controllo su intere nazioni e singoli individui); l'impatto sociale, psichico, politico e comportamentale che deriva dal passaggio dalle vecchie tecnologie industriali al nuovo orizzonte informatica e cibernetica; la massiccia espansione dell'"industria culturale", che cerca indiscriminatamente di trarre profitto dalla vendita di qualsiasi cosa, dalla birra "light" all'immagine presidenziale, ai centri di disintossicazione, al napalm, alla lotta contro la fame, al pericolo dell'invasione e alla salvezza dell'anima, la maggior facilità  con cui la tecnologia riesce a introdurre immagini, notizie, e altre fonti d'informazione direttamente nelle nostre case, automobili e uffici, e di conseguenza, nei recessi pi  profondi della nostra immaginazione, della nostra consapevolezza, dei nostri desideri, insomma la "nuova strategia, senza  precedenti storici, di penetrazione e colonizzazione della Natura e dell'Inconscio" 7.
Tutti questi aspetti così  invadenti, scomodi e profondamente destabilizzanti, vengono raramente affrontati dagli scrittori "realistici' mainstream, non solo a causa delle scarse conoscenze specifiche, ma perché sfidano i principi normativi su cui si basano le fantasie del "realismo ". Quindi, tranne pochissime eccezioni, la maggior parte degli autori contemporanei continua a scrivere romanzi come se questi aspetti decisivi (e le forze che li producono) non esistessero. Mentre lo scarto tra il futuro e il presente si riduce ogni giorno di più  - accompagnati paradossalmente dalla crescente consapevolezza che, spostandoci anche solo di "venti minuti nel futuro" (alla Max Headroom [1985]), andiamo incontro a un mondo trasformato in modo impensabile come quello descritto in Schismatrix (1985) di Bruce Sterling -   sempre più  evidente l'importanza di una fantascienza adeguata, innovativa dal punto di vista estetico. In altri termini, abbiamo a disposizione una forma che, attivando il massimo livello di artificio e di focalizzazione sul futuro, pu  scrollarsi di dosso le immagini, le narrazioni e le implicazioni pi  familiari e "corrette", quelle responsabili della produzione di illusioni realistiche come nella maggior parte delle forme d'arte. La fantascienza postmoderna, liberata dalle restrizioni del "realismo", e sensibile ai modi in cui il "reale" e il "vero" vengono regolarmente rimpiazzati (se non addirittura esclusi) dalla dimensione "iperreale" delle immagini, delle statistiche, e di altre astrazioni destinate a "sostituire" la realtà , ha saputo creare in tempi recenti l'unica forma d'arte in grado di esplorare sistematicamente il "deserto dei reale".
 

NOTE

3 Frederic Jameson, "Posmodernism, or the cultural logic of late capitalism", New left Review, 146, July-August 1984, p.78
4  Greil Marcus, Lipstick Traces: A Secret History of the 20th Century, Cambridge, Harvard University Press, 1989, p. 101
5 Ibidem
6 Guy Debord, The society of the spectacle, Detroit, Black & White, 1977, p.1
7 Frederic Jameson, op.cit, p.76



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